Curare la spalla dolorosa

Intervista al Dottor Maurizio Magnani

La spalla dolorosa viene definita come sindrome da conflitto sub-acromiale e patologia della cuffia dei rotatori. La cuffia dei rotatori è un complesso di tendini che avvolge come una cuffia la testa dell’omero, questi tendini sono la parte terminale dei muscoli rotatori che svolgono appunto la funzione di ruotare la spalla per compiere tutti i gesti della vita quotidiana, sportiva e lavorativa. Per questo il gruppo di tendini viene sottoposto per tutta la vita ad un continuo lavoro e quindi logorio, aggravato dal fatto che i tendini stessi scorrono in uno spazio ristretto osseo fra la testa dell’omero che ruota e la parte ossea superiore chiamata acromion che forma come il tetto della spalla. Questo attrito viene spesso accentuato da una predisposizione individuale relativa alla forma del suddetto acromion, che in una elevata percentuale di pazienti ha una conformazione curva, a becco della parte anteriore che sviluppa un maggiore attrito sui tendini della cuffia determinando la sindrome da conflitto.

Come si presenta e come si cura questa patologia così comune ?

Viene chiamata spalla dolorosa perché il sintomo principale è il dolore spesso prevalentemente notturno anche molto forte e resistente agli analgesici, cui segue una progressiva limitazione dei movimenti con invalidità. Nelle prime fasi e nelle forme prevalentemente infiammatorie (spalla congelata) è utile una terapia conservativa con infiltrazioni, da non abusare, e terapia fisica e riabilitativa che può risolvere il dolore. Ma spesso la patologia recidiva e le terapie conservative non sono sufficienti.

Quali sono le indagini utili per formulare la giusta indicazione?

La Radiologia in particolari proiezioni per studiare la conformazione dell’acromion, l’ecografia per visualizzare i tendini ma soprattutto la Risonanza Magnetica che visualizza sia la conformazione ossea che le componenti tendinee e legamentose.

Questa patologia dipende solo dall’usura o può essere anche traumatica?

Le lesioni traumatiche dei tendini sono presenti nelle persone più giovani per importanti traumi sportivi o lavorativi e nelle persone più anziane anche per banali cadute o sforzi nella vita quotidiana e lavorativa. Molto importante che vengano diagnosticate al più presto, come dicevo con RMN, per poterle operare a breve distanza dal trauma. Essendo il tendine che si strappa la parte terminale di un muscolo motore, questo muscolo si retrae e progressivamente anche in pochi mesi perde la sua funzione e si atrofizza, quindi la lesione tendinea diventa non più riparabile.

A questo punto ci deve parlare del trattamento chirurgico.

Nella sindrome da conflitto con o senza lesioni tendinee il trattamento chirurgico elettivo è artroscopico: per spiegarlo ai lettori come lo spiego ai pazienti consiste in una anestesia locale dei tronchi nervosi della spalla eseguita dall’anestesista sotto controllo ecografico. L’intervento viene eseguito con piccoli fori attraverso i quali introduco le sonde con cui posso visualizzare sul monitor l’interno della spalla ed eseguire la resezione del becco acromiale e la riparazione dei tendini con punti di sutura passanti o ancorati su piccole viti infisse nella base di impianto dei tendini sulla testa omerale e che rimangono a permanenza.

Ci può descrivere il decorso post-operatorio.

Il mio obiettivo in questa chirurgia è la mini-invasività e la fissazione tendinea più solida possibile per poter lasciare libera la spalla, senza tutori, ed iniziare subito un percorso di fisioterapia e riabilitazione. Quando è necessario un tutore lo applico per 15-20 giorni.

Ha accennato prima al fatto che i tendini possano essere non più riparabili. Cosa si può fare?

Nelle lesioni gravi, massive della cuffia dei rotatori la spalla progressivamente si deteriora per risalita della testa omerale evolvendo in un quadro di artrosi con forte dolore e grave limitazione dei movimenti. In questi casi possiamo intervenire con una “Artroprotesi di spalla” che viene definita “Inversa”, cioè ha un disegno che permette di restituire la funzione articolare e togliere in dolore sostituendo la funzione tendinea, senza immobilizzazione e con immediata riabilitazione. Anche per questa tecnica sono stato fra i primi ad eseguirla e ho una importante statistica con ottimi risultati a lungo termine.

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