Le complicanze della obesità

In occasione della giornata nazionale contro i disturbi alimentari, il dottor Vittorio Tromellini ci parla del problema della obesità.

Dottor Tromellini, cosa vuol dire essere obesi?

L’obesità è un problema sanitario crescente che andrebbe messo in risalto, a mio parere, molto di più, perché è anche un problema sociale, culturale economico per tutte le ricadute che può avere in questi ambiti.

Come si misura l’obesità?

Essere obesi vuol dire avere un eccesso di peso e di grasso corporeo, che possiamo misurare in vari modi, in primis usando la bilancia e il metro: negli anni 70 e 80 si usava la misurazione del peso ideale, ovvero altezza centimetri meno 102 negli uomini, meno 105 nelle donne, con una certa tolleranza in base alla corporatura, età, eccetera.

Da alcuni anni usiamo il calcolare BMI (Body Max Index) o rapporto peso/altezza al quadrato (con Internet si calcola facilmente).

Se tale rapporto supera il valore di 25 si è in sovrappeso e progressivamente si arriva all’obesità di primo, secondo e terzo grado, francamente patologico.

Misureremo poi anche con il plicometro lo spessore delle pliche cutanee ad esempio del braccio e, non da ultimo, con un semplice metro da sarta la circonferenza addominale all’ombelico, importante perché si è visto che correla con le malattie cardiovascolari in genere e non solo, perché il grasso addominale e/o viscerale ha un ruolo pro infiammatorio e pro trombotico e viene messa rapporto con altre patologie.

Altri strumenti calcolano la massa magra e grassa; addirittura si può usare la TAC o la risonanza magnetica in ambiti ultra specialistici.

Quanto è diffusa l’obesità?

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha definito, già dal 2007, l’obesità come una patologia endemica in rapida progressione, ovviamente nei paesi industrializzati ma anche, contrariamente a quanto si possa pensare, in quelli meno.

In certe nazioni asiatiche ed Estremo Oriente vige poi ancora il modello che essere obesi sia un simbolo di ricchezza e prosperità e anche da noi, fino a non molto tempo fa e forse ancora adesso, quando nasceva un bimbo macrosomico di 4/5 kg, tutti a decantare quanto è bello e quanto è sano, non sapendo che l’obesità dalla nascita evolverà quasi sicuramente in obesità dell’adulto con tutti problemi che vedremo più avanti.

Le cellule adipose aumentano di numero nel primo anno di vita e una volta aumentate di numero rimangono tali. Possono aumentare di volume in più o meno, ma il loro effetto rimarrà così, segnando il destino del soggetto in questione.

Gli antichi greci e romani e avevano già dei modelli di peso corporeo in linea con quelli ottimali attuali. C’era però rispetto per il proprio corpo per la forma fisica che progressivamente nei secoli si sono persi e oggi si cerca di rimediare con le diete, maggiore attività fisica e la modificazione dello stile di vita.

Quali sono le cause dell’obesità?

E’ ancora opinione comune, quando si vede a soggetto obeso, dare la colpa alle cosiddette ghiandole. Scordiamocelo, perché solo in piccola percentuale dei casi la tiroide, il surrene, l’ipofisi eccetera, sono alla base di questa patologia. È vero invece che esistono malattie rare, spesso cromosomiche, che vedono nell’obesità una delle proprie manifestazioni.

Esiste senz’altro, alla base dell’obesità, una componente genetica, ma anche soprattutto comportamentale. Se ci badate, un soggetto obeso ha senz’altro, nella propria famiglia, un genitore, un fratello o una sorella simile a lui, perché se in famiglia ci sono abitudini sbagliate a tavola e nell’alimentazione in genere, è molto probabile che si diffondano a più componenti di quel nucleo familiare. Nella stragrande maggioranza dei casi quindi, alla base del problema obesità, c’è un aumentato introito calorico giornaliero, associato alla poca attività fisica e alla sedentarietà. L’attività fisica è attualmente è considerata un farmaco. Il nostro stile di vita è mutato radicalmente negli ultimi decenni. Prima eravamo una società prevalentemente contadina o preindustriale si lavorava sodo, si bruciano calorie in modo sostanzioso. Oggi invece molto molto meno. Si lavora spesso a seduti, si usa l’auto anche per minimi spostamenti, sediamo davanti alla tv e ai computer.

Nelle fabbriche ci sono i robot, in più l’alimentazione è spesso scorretta, ricca di zuccheri più o meno complessi, bevande zuccherine, grassi insaturi, cibi detti spazzatura, si mangia in fretta, si digerisce male, si accumula di tutto.

C’è poi anche un discorso economico alla base: le classi sociali più abbienti di solito mangiano meglio, sono più attente alla qualità dei cibi, hanno più tempo per dedicarsi ad attività sportive, e ai controlli sanitari preventivi. Nel medioevo ad esempio la gotta, una patologia legata all’eccesso di acido urico, da carni rosse ma non solo, era predominante negli obesi di alto rango mentre oggi si sono invertiti i ruoli.

E quali sono le complicanze?

In primis noi, come classe medica, dobbiamo dire ai nostri pazienti che l’obesità è una vera e propria patologia, come già detto, sempre più diffusa dalla giovane età con percentuali raddoppiate negli ultimi 15 anni, specie in USA, Canada, Australia ma anche in Europa.

Quali sono i rischi maggiori che può avere un soggetto obeso?

Possiamo incominciare dall’ipertensione, associata spesso a infarto e ictus celebrale, il diabete mellito tipo2 il quale si può associare esso stesso a ipertensione, insufficienza renale, arteriopatia più o meno diffusa e periferica, a retinopatia, polineuropatia, le dislipemie o aumento del colesterolo e trigliceridi ma anche acido urico.

Rammento brevemente che l’aumento del colesterolo totale associato a quello LDL, o cattivo, porta a formazione di placche arteriosclerotiche che possono essere ovunque, dalle arterie coronariche cardiache, a quelle renali, cerebrali, degli arti, con danni conseguenti in caso di tipo afflusso in quelle sedi.

La sindrome metabolica, ovvero ipertensione, dislipemia, diabete, è diffusissima negli obesi.

La morte improvvisa per varie cause, ma soprattutto cardiache, è anch’essa molto preponderante negli obesi.

Non possiamo non citare l’OSAS o Sindrome delle Apnee del Sonno, oggi più indagata e che, nei casi gravi se non trattata, può portare a problematiche cardiache.

Orbene, alla base di essa, c’è quasi sempre l’obesità, se non ci sono problemi otorinolaringoiatrici, per ipoventilazione polmonare o sindromi ventilatorie restrittive dovute all’eccesso di peso corporeo.

Problemi anestesiologici durante interventi sia durante che nel post operatorio, sono spesso legati all’obesità e alle sue complicanze.

La steatosi epatica o fegato grasso è tipica degli obesi. Ci sono vari gradi di essa, nei casi più severi può evolvere in cirrosi alimentare. Se poi un obeso è anche un bevitore eccessivo, possiamo avere una cirrosi a componente alimentare ed alcolica.

La colelitiasi, o i calcoli alla cistifellea, sono più diffusi negli obesi. Operare di colecistite acuta – semmai con empiema della stessa – non è così facile in un obeso.

L’insufficienza venosa periferica è molto più diffusa negli obesi, ma a cosa può portare?

Ad una maggiore percentuale di tromboflebiti con eventuali embolie polmonari e a decessi più ho meno improvvisi e a volte quasi inspiegabili.

Certi tipi di neoplasie sono senz’altro associate all’obesità, ad esempio la neoplasia mammaria, o quella del colon. Secondo alcuni autori anche altri tipi di tumore troverebbero nell’obesità una delle cause predominanti.

Come non menzionare l’artrosi da sovraccarico articolare che colpisce dalle spalle in giù, l’anca, il ginocchio eccetera, e che porta a volte all’invalidità e/o a interventi difficoltosi, con possibili complicazioni proprio a causa dell’eccesso di peso.

Ricordiamo anche il linfedema cronico degli arti inferiori, poco curabile, I’irsutismo.

Anche il fastidioso problema dell’ incontinenza urinaria, che, anche se operata, non sempre si risolve se il paziente non dimagrisce.

Certe cefalee possono essere correlate all’obesità o a cibi predisponenti, semmai abusati dal soggetto.

Altre patologie associate, possono essere la sindrome dell’ovaio policistico, disordini mestruali, le disfunzioni erettili, e poi le depressioni, le bulimie ovviamente causa dell’effetto dell’obesità che, trattate con farmaci antidepressivi, sono come il gatto che si morde la coda, perché quasi tutti i farmaci antidepressivi e/o antipsicotici aumentano il peso corporeo.

Dottore, cosa ci consiglia in conclusione?

È opinione diffusa che l’obeso sia più contento e felice di un soggetto normo peso, e spesso anche in tv vediamo signore di 130-150 kg che scherzano e danno consigli di vita o altro.

Questo, a mio modesto parere, oltre che assurdo è anche pericoloso, perché non si possono proporre certe modelli sbagliati alla popolazione.

Ribadisco l’importanza di parlare di più dell’obesità, delle sue possibili complicanze e il discorso deve essere senz’altro medico, di educazione sanitaria ma anche culturale, sociale, politica, con azioni che riguardano tutti noi dalla scuola in poi.

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