','

'); } ?>

Curare la lombalgia e la lombo-sciatalgia

Il Dottor Gianni De Berti, neuroradiologo di Villa Verde, ci parla dei disturbi della lombalgia e della lombosciatalgia, che colpiscono circa l’80% degli adulti almeno una volta nella vita

La lombalgia e la lombo-sciatalgia sono disturbi estremamente frequenti, che colpiscono circa l’80% dei soggetti adulti almeno una volta nel corso della vita. Sono tra le cause più frequenti di assenza dal lavoro ed hanno perciò un’elevata incidenza socio-economica.

Possono essere distinte una forma cronica ed una forma acuta. Nella prima il disturbo permane con varia intensità per lunghi periodi di tempo, anche per molti anni, accompagnando e limitando in varia misura le attività  della persona colpita. Nella seconda il termine “acuto” si riferisce non solo all’intensità del dolore che può essere in molti casi effettivamente molto intenso, drammatico, ma soprattutto alla modalità di insorgenza relativamente rapida, in un breve lasso di tempo. Nel caso della lombalgia-sciatalgia acuta il disturbo è solitamente limitato nel tempo, talvolta spontaneamente, il più spesso grazie alle cure mediche. In alcuni casi una forma acuta può non risolversi ed esitare in una forma cronica.

Per “lombalgia” si intende un dolore localizzato alla fascia lombare e che può comparire in varie situazioni come ad esempio il camminare oppure nel mantenere la posizione seduta o eretta a lungo.  Si parla invece di “sciatalgia” quando il dolore irradia all’arto inferiore. A seconda delle situazioni vi possono essere irradiazioni del dolore anche verso altri distretti, come ad esempio l’inguine o la regione glutea e si parla allora più propriamente di “irradiazione a topografia radicolare”.

I termini lombalgia e sciatalgia sono di per sé descrittivi ovvero indicano in maniera generica un sintomo ma senza dare alcuna definizione specifica su quale ne sia la sua causa e la natura.

Dottor De Berti, quali sono le cause più frequenti di una lombo-sciatalgia?

 Le cause possono essere molto varie e numerose in quanto la regione lombare è costituita da un complesso insieme di elementi molti dei quali possono generare dolore. Fra essi il più noto è sicuramente il disco intervertebrale ma anche altri elementi quali il sacco durale, le articolazioni interapofisarie, i ligamenti o le strutture ossee vertebrali possono essere sorgenti di dolore.

Quindi l’ernia del disco non è la sola possibile causa.

 Assolutamente no. Il disco è solo una delle possibili motivazioni alla base di una lombosciatalgia, sicuramente una delle più comuni ma non la sola. Oltretutto sarebbe opportuno parlare di patologie discali in senso più ampio in quanto l’ernia è solo una delle possibili problematiche che possono interessare un disco intervertebrale. Non solo: le ernie sono molto diverse tra di loro e devono essere categorizzate con precisione in quanto diversi tipi di ernia possono avere destino diverso e risentire di certi trattamenti ma non di altri. L’ernia di un individuo non è quasi mai, di fatto, uguale a quella di un altro.

Quali sono gli strumenti quindi per arrivare ad una corretta diagnosi?

 Lo specialista ha a disposizione sostanzialmente due strumenti, ovvero la TAC e la Risonanza Magnetica. La prima consente di dare giudizi molto più accurati sulla componente ossea mentre la seconda è molto più sensibile nello studio degli altri elementi quali ad esempio il disco e le radici nervose. Starà allo specialista scegliere in base al sospetto clinico a quale dei due strumenti affidarsi.

Da qualche tempo si sente parlare di terapia minivasiva per il trattamento di patologie del rachide: che cosa si intende?

 Classicamente le terapie della lombo-sciatalgia si sono sempre divise in fisiche, mediche (farmacologiche), chirurgiche. Le terapie mediche e fisiche sono cosiddette “conservative” mentre le scelte chirurgiche sono cosiddette “invasive”. Esiste ormai da qualche anno uno scenario crescente di possibilità terapeutiche che si situano concettualmente a metà strada fra le due precedenti e si definiscono pertanto mininvasive. Si tratta di tecniche che permettono di accedere con particolari strumenti alle sedi di origine del dolore sotto guida di apparecchi radiologici (solitamente la TAC). L’accesso viene permesso da particolari aghi e pertanto non si praticano tagli e non vengono modificate parti anatomiche come nel caso della chirurgia tradizionale.

Potrebbe fare un esempio di queste metodiche?

 La più comune e conosciuta è l’infiltrazione sotto guida TAC. A differenza di quanto comunemente ritenuto non si tratta di una pratica sempre uguale a sé stessa (spesso identificata come “l’epidurale”) ma di un varietà di possibilità che prevedono il raggiungimento con l’ago di varie strutture anatomiche a seconda della diagnosi. L’epidurale è pertanto solo una di queste possibilità mentre in altri casi, a seconda delle necessità, verranno infiltrate le regioni pariradicolari, le articolazioni interapofisarie, il disco ecc…Solo l’uso della TAC consente il raggiungimento preciso di tali strutture profonde minimizzando i rischi. Altre possibilità terapeutiche minivasive sono le discolisi-discoplastiche che si prefiggono lo scopo di modificare il disco sede di patologia per diminuire gli effetti dolorosi che esso genera. Altre volte si può ricorrere a terapie con radiofrequenza per creare una denervazione delle faccette articolari o una neuromodulazione di radici sede di dolore cronico. Altra possibilità è quella della vertebroplastica nel trattamento di lesioni ossee…

Come viene scelto l’impiego di una strategia minivasiva rispetto ad un’altra?

 La scelta e l’indicazione devono essere sempre poste dal professionista che eseguirà la procedura. Il primo passaggio obbligato è pertanto quello di una sua valutazione clinica del paziente con analisi di indagine neuroradiologica adeguata. Verrà così posta diagnosi e valutata la possibilità e l’opportunità di una scelta minivasiva. L’eventuale atto pratico finale in sala TAC rappresenta di fatto solo il 50% della competenza del neuroradiologo interventista: l’altro 50% viene esercitato in ambulatorio, nella scelta ponderata della strategia adeguata da impiegare.