La chirurgia protesica di anca e ginocchio del 3° millennio

Intervista al dottor Gianluigi Sacchetti

Dottor Sacchetti, sono tante le persone che oggi si sottopongono ad interventi protesici degli arti inferiori?

Sì, vediamo numeri in costante e progressiva ascesa legati alla maggior durata della vita e alle maggiori richieste funzionali della popolazione anche nella terza età(60-80 anni). Un numero in ascesa anche nella età media della vita (40-60 anni )di maggior impegno lavorativo e sportivo in cui sono richieste prestazioni funzionali elevate e benessere fisico. Da qui la necessità di utilizzare impianti protesici che associno alla durata dell’impianto negli anni, la possibilità di garantire prestazioni funzionali sovrapponibili ad una articolazione normale.

Che tipo di protesi viene utilizzata per questi interventi?

Accanto ai biomateriali oggi utilizzati per le protesi di anca e ginocchio che devono essere biocompatibili, resistenti, rapidamente osteointegrati e a bassissima usura si sono sviluppate tecniche di impianto estremamente conservative, mini-invasive a massimo risparmio delle strutture anatomiche e le tecnologie che ne consentono l’impianto sempre più accurato e riproducibile come la navigazione e la robotica.

Da qui nasce l’interesse scientifico per le protesi di rivestimento e a conservazione del collo femorale per le protesi d’anca attraverso le vie d’accesso mini-invasive che consentono un rapido recupero dell’autonomia personale senza rischi di lussazione. Le superfici di accoppiamento metallo-metallo ma soprattutto ceramica-ceramica di ultima generazione (ceramica delta)consentono bassissimi tassi di usura pur con elevata performance e sopravvivenza degli impianti anche con elevati cicli di utilizzo (sport, lavori pesanti e obesità).

Nel ginocchio l’utilizzo sempre più frequenti di protesi mini-invasive monocompartimentali a conservazione dei legamenti crociati con materiali a scarsissima usura come l’Oxinium e il polietilene reticolato, disegnate con tecnologia personalizzata (PSI) ed impiantate con tecnologia navigata e con la robotica che consentono minimi margini di errore anche nei casi più difficili.

Questi impianti rappresentano una novità rispetto alle protesi tradizionali. Che caratteristiche hanno rispetto al passato?

Queste tecnologie sono abbastanza costose e non possono essere utilizzate se non in centri ad alto volume di impianti e in mano a chirurghi comunque esperti negli impianti protesici. La prerogativa di tali impianti altamente conservativi è di poter essere sostituiti in caso di necessità con protesi di 1° impianto ugualmente funzionanti e conservative tali da poter garantire la copertura di tutta la vita del paziente senza inficiarne la funzionalità articolare.

La rapida ripresa fuzionale anche di persone anziane e meno autonome non sarebbe possibile se il chirurgo esperto in protesizzazione non si avvalesse di una equipe specializzata comprendente anestesista, medico internista, fisiatra e fisioterapisti esperti nella gestione della terapia del dolore e di recupero funzionale post-operatoria che può condurre ad un rapido ritorno all’attività lavorativa e alla ripresa delle attività sportive precedentemente praticate sotto controllo del chirurgo responsabile

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